Feb. 7th, 2020

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Fandom: Harry Potter

Personaggi: Ninfadora Tonks, Ted Tonks, Andromeda Black

Prompt: Se non ci piace dove stiamo possiamo spostarci, non siamo alberi.” (Snoopy)

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Gli altri nonni




Ninfadora aveva sei anni quando i suoi nonni paterni le avevano disegnato l’albero genealogico della famiglia, in quel momento si era resa conto per la prima volta di non avere mai conosciuto gli altri nonni. Aveva tentato invano di avere spiegazioni dai Tonks, ma loro erano diventati nervosi e avevano cercato di catturare la sua attenzione su dei biscotti al cioccolato che la nonna aveva preparato per lei.

La bambina non aveva fatto altre domande ai nonni, ma i suoi capelli erano diventati scuri e opachi, riflettendo i pensieri cupi che sentiva dentro: perché non conosceva i genitori della mamma? Erano forse morti? Non le volevano bene? Era colpa sua?

 

Dora sapeva di essere strana, il papà le aveva spiegato che quella sua peculiare capacità di cambiare non era facile da comprendere per tutti e che per questo avrebbe dovuto aspettare un po’ per conoscere le sue zie, ancora sotto shock per aver visto una neonata coi capelli tinti di rosa.

Quando il padre era andato a prenderla quella sera l’aveva trovata pensierosa e a casa le aveva chiesto subito cosa fosse successo.

“C’è qualcosa che non va?” La bambina aveva annuito e Ted si era seduto di fronte a lei. “Dimmi.”

“Perché non conosciamo gli altri nonni?”

 

Ted aveva accennato un debole sorriso: sua figlia doveva conoscere la verità, anche se la spiegazione non era facile da affrontare. “Non li conosciamo perché loro sono arrabbiati con me.”

“E perché non fanno pace?” Dora non capiva: sapeva che a volte gli adulti litigavano, anche lei a volte si arrabbiava con la mamma, ma poi le chiedeva scusa e la mamma la abbracciava.

 

“Non è facile da capire, sei ancora piccola.” Ted sperava che la figlia si rassegnasse a non chiedere di più, ma Dora lo stava osservando con occhi curiosi e attenti e non sembrava aver intenzione di accontentarsi, quindi aveva continuato. “Tu sai che io e la mamma ci vogliamo molto bene, vero?

 

Sai anche che i nonni non possono usare la magia, vero?”

 

Dora annuiva. “I genitori della tua mamma volevano che lei si costruisse una famiglia con un mago diverso da me: uno con la famiglia intera in grado di usare la magia. Un Purosangue.

Ma Andromeda ha deciso di scegliere noi, di essere la tua mamma, di accettare anche i miei genitori e le tue zie, anche se nessuno di loro è un mago.”

La bambina non riusciva a immaginare una ragione per non voler bene ai suoi nonni: erano sempre premurosi e si divertivano tanto quando lei cambiava sotto i loro occhi, ma non poteva neanche pensare di stare senza la sua mamma. “E non le manca la mamma?”

“Io… credo di sì…”

 

Andromeda in quel momento aveva varcato la porta della cucina, dopo aver ascoltato in silenzio le risposte di suo marito aveva deciso di aiutarlo a chiudere quel discorso difficile. “Io sto bene con voi, sono felice di essere andata via. Volevo bene alla mia famiglia, ma non stavo bene con loro e spero che un giorno capiscano che abbiamo ragione noi: che anche i Babbani sono buone persone e che il tuo papà è il migliore del mondo.

Ricorda, Dora: se non ci piace dove stiamo possiamo spostarci. Non siamo alberi. L’unica cosa importante è stare con le persone a cui vogliamo bene.”

Andromeda aveva riso quando Dora aveva trasformato i suoi capelli in rami d’albero. Qualsiasi cosa fosse successa, non si sarebbe mai pentita di aver scelto Ted e Dora.


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Prompt: oscurità, pioggia, neve
Fandom: Heavy Rain
Personaggi: Shaun, Ethan
One shot
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Aggrappato alla speranza

Buio. 

Aggrappato alla grata, Shaun non vedeva niente. Era notte, quindi. Da quanto tempo era chiuso lì sotto?

All'inizio aveva provato a urlare, aveva gridato fino a perdere la voce, aveva pianto fino a non avere più lacrime, ma nessuno era arrivato ad aiutarlo. 

Il primo giorno dopo aver tentato in ogni modo di fuggire aveva dormito, stremato e distrutto, le nocche insanguinate, le ginocchia rotte, in mezzo all'acqua. La pioggia continuava a battere sul tetto del capannone e l'acqua continuava a salire, lenta e costante. Shaun pregava che la pioggia smettesse, ma in fondo sapeva di non avere speranze: era caduto nelle mani del killer degli origami. 

L'uomo glielo aveva detto chiaro e tondo: puoi fare tutto il chiasso che vuoi, qui nessuno ti sentirà.

Era stato stupido a seguirlo e sarebbe morto, lo sapeva. "Resisti, tuo padre verrà da te," gli aveva detto l'assassino prima di andarsene.

 

E così Shaun aveva resistito. Si era tenuto stretto alla speranza che non tutto fosse perduto, ma le ore erano diventate giorni e di notte non poteva più dormire, non poteva lasciare andare la grata, doveva restare vivo e credere che lui sarebbe arrivato.

Si era aggrappato ai ricordi, iniziando dai più felici che erano anche i più lontani.

Da quando suo fratello era morto non c'erano stati molti bei momenti: i suoi avevano litigato quasi ogni giorno e alla fine suo padre era andato a vivere in quella casa piccola e vecchia che non aveva neanche risistemato. Suo padre era diventato triste, Shaun aveva capito che si sentiva in colpa per la morte di Jason.

Non poteva morire anche lui, non voleva lasciare soli i suoi genitori.

 

Aggrapparsi ai ricordi era sempre più difficile. Ricordava la spiaggia, il calore del sole sulla pelle e il castello di sabbia, quasi perfetto, che avevano costruito insieme, poteva quasi sentire il profumo del mare.

A prendere il sopravvento però arrivava la realtà: il gelo nelle ossa e la paura, subdola e forte nel buio e nella solitudine.

 

Anche nel freddo c'erano bei ricordi: la prima grande nevicata dell'anno precedente, la battaglia a palle di neve con Jason contro il padre. Avevano vinto loro, o forse li aveva lasciati vincere... 

Dopo erano stati in giardino per almeno due ore e avevano costruito il pupazzo gigante, avevano riso per tutto il tempo. La mamma continuava a chiedere se avessero freddo, ma anche lei aveva aiutato a costruire il pupazzo di neve, aveva portato i bottoni, la giacca e la carota e si divertiva con loro a giocare sotto la nevicata ancora fitta.

Gli pareva di sentire ancora quel calore nel cuore, nonostante il freddo.

 

La giostra dei cavalli. Lui aveva insistito per salirci anche se suo padre voleva tornare a casa. Erano stati tanto tempo nel parco, gli aveva anche insegnato a lanciare il boomerang e Shaun voleva aggiungere un bel ricordo a quella giornata. Forse erano finalmente entrambi un po' più felici, forse finalmente andava meglio.


Prendere fiato gli era difficile, Shaun annaspava e sentiva freddo. Sarebbe bastato poco per lasciarsi scivolare giù. Era così stanco che si sarebbe addormentato subito e poi non avrebbe più aperto gli occhi. 

Lui però poteva salvarlo, Shaun sapeva che lo stava cercando. Gridò di nuovo per darsi forza, stringendo la grata con tutta la sua forza, doveva continuare a sperare: suo padre l'avrebbe salvato.

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