How soon is now?
Jan. 31st, 2021 11:15 pm2x drabble
Scritte per la Maritombola! Prompt: The Smiths - how soon is now
Mentre si osservava allo specchio, aveva incrociato lo sguardo con i suoi occhi e aveva notato come fossero spenti.
Personaggi: Futaba Sakura, Ren Amamiya
Prompt: https://www.youtube.com/watch?v=3EmUmbhDRiY
One Shot
Partecipa al COWT10
Stay tonight
Can't you stay
Stay with me into the night
Stay, I need you close
You can go back when the sun rise again
Just stay tonight, just stay
(KEiiNO - Spirit In The Sky)
Durante le ultime notti Futaba non era riuscita a dormire. Continuava a cercare di pensare ad altro, ma il suo pensiero tornava sempre e comunque a lui, a Ren.
Mancava poco ormai alla realizzazione del loro piano. Entro pochi giorni lui sarebbe stato costretto a fingere la sua morte e loro avrebbero dovuto fingere che fosse successa davvero.
Futaba continuava a chiedersi cosa avrebbe fatto se lui fosse morto davvero, se per qualunque ragione il loro piano fosse fallito e la colpa fosse in qualche modo stata sua non avrebbe mai potuto perdonarselo.
Si sentiva persa, distrutta e sola come non lo era mai stata prima.
Prima di conoscerlo la solitudine era per lei una sensazione rassicurante, da sola era artefice del suo destino e poteva incontrare amici online se lo desiderava, dove lei era conosciuta e rispettata, ma nessuno sapeva davvero chi fosse, era solo Medjed: l’unica e originale, potente e imitata.
Nella vita reale invece era molto diversa: indifesa, terrorizzata all’idea che qualcuno le parlasse o la vedesse in carne e ossa, fragile come si sentiva.
Aveva chiesto aiuto ai Phantom Thieves proprio perché non riusciva più a vivere chiusa in casa, nella sua tomba in attesa che la morte arrivasse a prenderla donandole sollievo, ai suoi occhi. Spiare Ren e gli altri le aveva fatto capire che doveva cambiare qualcosa e se lei non fosse riuscita a farlo in tempi brevi, non ne sarebbe uscita più.
Le dispiaceva anche per Sojiro, che provava a proteggerla con tutte le sue forze, ma che in quel frangente non poteva fare nulla per aiutarla, perché Futaba sapeva che il cambiamento doveva arrivare da lei direttamente e soltanto lei avrebbe potuto decidere di uscire dalla sua prigione e far entrare il mondo.
I ragazzi si erano dimostrati tutti molto comprensivi con lei fin da subito, anche se la prima sera li aveva spaventati a morte. Per la prima volta dopo tanto tempo, ripensandoci aveva riso di gusto, ricordandosi di Makoto e del suo terrore.
Ne avevano passate tante da allora e Futaba si era affezionata a tutti loro, ma Ren le tornava nei pensieri molto più spesso di tutti gli altri, e i pensieri che aveva su di lui cominciavano a farla sentire a disagio.
Aveva iniziato a sognarlo e nei sogni la abbracciava, la stringeva a sé e la ringraziava per tutto quello che lei faceva per il gruppo. Futaba si svegliava su di giri e rossa in viso, accaldata e col cuore in gola. Non aveva mai avuto il coraggio di esprimergli i suoi sentimenti, perché immaginava che lui avrebbe riso di fronte alla sua dichiarazione. In fin dei conti si era accorta di non essere l’unica a essere interessata a lui, e tra tutte si chiedeva come avrebbe potuto sceglierla, stramba e incapace di stare al mondo com’era.
C’era Makoto, intelligente, abile e coraggiosa; e poi Ann, la bellezza fatta persona. La dolce, premurosa e bellissima Ann.
Haru, poi, era l’eleganza e la raffinatezza ed era anche ricca, cosa che non guastava.
Cosa aveva lei più di loro, si chiedeva Futaba e non era in grado di rispondere. Grande cervello, ma non aveva intelligenza pratica. Era carina, questo lo sapeva, ma non bella come le altre e il suo portamento non era altrettanto buono, ricurva e imbranata com’era.
Quella sera però stava cercando di non pensare a tutti i suoi difetti. Quella sera voleva andare da lui perché sapeva che poteva essere la sua unica possibilità e non voleva rimpiangerla per il resto della sua vita.
Era arrivata nella sua stanza trafelata, quasi correndo perché sapeva che se si fosse fermata, se si fosse data il tempo di pensare sarebbe tornata indietro e si sarebbe seppellita sotto il suo letto per passare la notte nella vergogna della sua paura. Non poteva avere paura di lui, doveva provare.
Gli era saltata al collo tremando di paura e lui aveva risposto al suo abbraccio. Morgana per fortuna non era lì a vedere quel pessimo spettacolo e ad aggiungere vergogna a quella che già provava.
“Futaba, va tutto bene?”
“No, non va bene. Io… non voglio perderti.”
Ren le stava accarezzando i capelli con una mano, mentre con l’altra la stringeva con affetto. “Non mi perderete, funzionerà. Ho fiducia in te, in voi.”
“Puoi… puoi…” Non riusciva a parlare, con la testa appoggiata al suo petto, sentiva il suo cuore battere regolare e non faceva altro che cercare un modo per trovare le parole. Per un attimo era arrivata a pensare di scrivergli un messaggio col cellulare, visto che le parole non volevano uscirle dalla bocca. “Io… Ren, io posso… posso restare con te?”
Futaba aveva alzato la testa ed era riuscita a guardarlo negli occhi. La paura che lui la rifiutasse si stava facendo più flebile ogni secondo che passava. Si stava domandando se lui la vedesse come una sorellina minore, come una sciocca ragazzina infatuata di lui come le altre. Ma negli occhi scuri di Ren non c’era disprezzo, non c’era imbarazzo e neppure paura.
“Posso restare con te stanotte?” Gli aveva chiesto raccogliendo tutte le sue forze. Lui l’aveva attirata a sé in un bacio che era stato diverso da come lo aveva sempre immaginato Futaba.
Non che la ragazza avesse alcun tipo di esperienza, ma pensava che sarebbe stato difficile e invece tutto era stato anche troppo naturale. Avevano passato la notte insieme sul letto di Ren, quasi senza parlare. Futaba si era addormentata tra le sue braccia ed era stato il sonno più bello della sua vita. Sentiva di aver superato un ostacolo che aveva sempre creduto insormontabile.
Sperava di cuore che il piano funzionasse, perché voleva di più dei baci di quella notte, voleva una vita con Ren, voleva diventare una donna a tutti gli effetti, una donna in grado di uscire a cena con lui e di andare a comprargli un regalo senza arrossire e sapeva che con lui avrebbe potuto farcela. Con lui sarebbe diventata una persona migliore persino lei, nonostante la sua incapacità cronica di vivere come una persona normale.
Futaba era uscita dal LeBlanc con un sorriso beato stampato sul volto ed era tornata nel suo letto sperando che Sojiro non si fosse accorto della sua assenza quella notte. In realtà anche se lui l’avesse scoperta non le sarebbe importato. Era troppo felice, ci si sarebbe potuta abituare.
Amans quid cupiat scit, quid sapiat non videt
James Potter non era il tipo di ragazzo che accettava un no senza tentare di negoziare e nell'ultimo periodo Lily aveva pensato che rifiutarlo con la sua strategia diretta non funzionasse per nulla con lui.
Sul più bello, quando si convinceva di essersi finalmente liberata dei suoi assurdi approcci, l'insopportabile Potter tornava alla carica costringendola a rifiutarlo una volta di più.
Non era aggressivo, al contrario le sembrava innocuo nei suoi confronti, solo per questo non gli aveva ancora lanciato qualche maledizione. Avrebbe dovuto, forse, per il modo crudele e ingiusto in cui trattava il povero Severus, colpevole di essere suo amico e di essere anche un po' strano a dirla tutta.
L'ultima volta che James e i suoi amichetti avevano fatto i bulli con il suo amico però Lily si era infuriata e da allora aveva smesso di ridere delle scemate che James continuava a mettere in scena per attirare la sua attenzione.
Quando lui entrava in Sala Comune lei semplicemente cambiava stanza e lo evitava ogni volta che poteva farlo. Il solo vederlo le dava sui nervi.
Non era certa che lui si fosse reso conto di quanto fosse arrabbiata, di quanto fosse delusa del comportamento che aveva tenuto con la sua banda di amichetti, che erano stati crudeli almeno quanto lui.
Lily aveva parlato solo con Remus, l'unico che sapeva avere un po' di sale in zucca, almeno sperava fosse ancora sano di mente visto tutto il tempo che passava con Potter.
"Deve imparare a comportarsi bene, e non lo dico perché mi interessi, ma perché così mi fa ribrezzo. È solo un prepotente, e voi con lui visto come trattate Severus, siete solo dei bulli. Non ho intenzione di provare di nuovo a ragionare con lui, ho perso la voglia di provarci. A essere sincera ormai mi dà solo fastidio."
Quando Remus aveva riferito al suo amico le parole della ragazza, James si era rannicchiato sul suo letto e non aveva più parlato fino al mattino seguente. Dal suo punto di vista le loro erano solo ragazzate per farsi due risate, niente di troppo serio. Ma a pensarci bene quella notte aveva immaginato come fosse la situazione vista da fuori. La verità era che lui non era che un ragazzino geloso che se l'era presa col più debole e aveva deciso di provarci, almeno, a cambiare.
Le cose non erano state facili, ma James si era sforzato di resistere alle provocazioni che Severus aveva continuato a lanciargli da quando si era reso conto che il ragazzo non aveva intenzione di reagire. James rideva alle sue battute, a volte in modo tutt'altro che amichevole, ma Lily si era trovata costretta ad ammettere che la situazione era cambiata molto e in meglio da quando aveva avuto quell'ennesima discussione con Remus. Che lui fosse riuscito dove lei aveva ripetutamente fallito? Ossia nel convincere Potter a comportarsi come un adulto anziché come un bambino a cui avevano rubato il giocattolo.
Lily forse stava iniziando a vedere in James qualcosa di diverso, sembrava cresciuto, meno intento ad attirare su di sé l'attenzione. Quasi diligente.
A volte si scopriva a cercarlo nella stanza e a sorridere quando lo vedeva. Proprio nel momento in cui lui pareva aver rinunciato a darle fastidio, Lily si era resa conto di quanto invece quei gesti le mancassero, all'improvviso. Si sentiva un po' sciocca al pensiero di essere caduta nella sua rete, ma anche abbastanza tranquilla perché sapeva che prima o poi lui sarebbe tornato il bulletto di sempre e lei avrebbe smesso di avere quegli strani pensieri.
Solo che in altre due settimane le cose erano rimaste stabili e Lily stava iniziando a pensare di aver perso il senno. Poteva forse essersi innamorata di lui? No, si ripeteva: non aveva senso, lei era saggia per la sua età e si era sempre affidata alla sua maturità per prendere le sue scelte. Eppure vedeva solo lui anche nelle stanze piene di gente e temeva che prima o poi James se ne sarebbe accorto.
Un venerdì pomeriggio Lily stava andando alla guferia quando l'aveva incrociato.
"Evans, mandi un gufo a casa? Ti accompagno che devo giusto andare anche io."
"Direi che non avrei altri motivi per essere qui." Aveva risposto, senza riuscire a nascondere il rossore improvviso delle sue guance.
"In realtà qui vengono le coppie a... intrattenersi, diciamo."
Lily si era voltata dall'altra parte, imbarazzata soprattutto perché si era trovata a chiedersi chi lui fosse andato a incontrare lassù, pensando che l'avrebbe pagata chiunque fosse.
"Tranquilla, io non vedo nessuna, il mio cuore è sempre e comunque tuo." Aveva indicato il petto con la mano e le aveva sorriso. "Lo ammetto, ho fatto tante, tantissime cose stupide. Sono stato geloso, anche un po' stronzo con Mocc- con Snape, ma sto provando a vedere oltre, a essere maturo come te. Sto provando a essere alla tua altezza, mia Lily, spero di riuscirci."
La ragazza si era fermata, spiazzata dalle sue parole. "Stai andando bene, di questo passo potrei lasciare da parte la mia saggezza e cominciare a considerarti."
James aveva sorriso, resistendo all'impulso di festeggiare. "Allora continuerò così, magari domani potremmo andare a Hogsmeade insieme, potrei parlarti delle mie idee per la fratellanza delle Case?"
Lily era rimasta senza parole, temeva di non essere più in grado di prendere decisioni sagge quando aveva di fronte il ragazzo di cui si era, contro ogni logica e pensiero razionale, innamorata.