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Fandom: Persona 5
Personaggi: Ann Takamaki, Ryuji Sakamoto, Ren Amamiya 
Parole: 621
Partecipa al COWT9
Prompt: gli amanti
Note: in Persona 5 a ogni personaggio è associato un arcano maggiore, che ne determina le caratteristiche

First Sight

La prima volta che si erano visti, Ann aveva pensato che prima di allora non aveva mai visto degli occhi profondi come quelli di Ren Amamiya. Era rimasta sconvolta da quello sguardo e si era chiesta se qualcuno avrebbe mai detto o pensato di lei qualcosa di simile.

Tutti sembravano restare colpiti dal suo aspetto nordico, dai capelli biondi, dagli occhi azzurri e da quel fisico da modella che le era stato donato dai suoi genitori, ma si fermavano a quello.

Ann sentiva che dentro di lei c'era molto di più e avrebbe tanto desiderato che anche chi le stava attorno se ne accorgesse, ma pareva quasi che la maggior parte dei suoi compagni a scuola fossero intimiditi da lei, tutti tranne Shiho, la sua amica, l’unica a cui raccontava ogni cosa, per lei Ann avrebbe scalato montagne e corso maratone.

 

Nella vita Ann aveva sempre seguito il suo cuore e poteva dire di non essersene mai pentita. In classe, continuava a osservare quel tipo, Amamiya, e si chiedeva se davvero fosse un violento come tutti dicevano, se davvero fosse stato processato per un assalto a un innocente, perché in lui non vedeva aggressività, quanto determinazione e non si era mai sbagliata nel valutare le persone, quindi si fidava di lui.

Era rimasta un po' stupita nel constatare che avesse fatto amicizia proprio con Sakamoto, un altro ragazzo che lei considerava un incompreso. Era immaturo e parlava senza pensare alle conseguenze, in più agiva di impulso, spesso esagerando con le sue reazioni, ma era sempre stato onesto e lei tutto sommato pensava che ci fossero elementi ben peggiori coi quali stringere rapporti in quella scuola. Ann non poteva dimenticare come Ryuji si fosse guadagnato una cattiva nomea facendo quello che anche lei avrebbe desiderato: mettendo Kamoshida con le spalle al muro, ponendolo di fronte alla verità che lui aveva a quel punto negato con tutte le sue forze, e soprattutto usando il suo potere e facendo in quel modo ricadere la colpa sul suo vecchio amico, che era diventato il capro espiatorio per lo scioglimento della squadra di corsa. 

Kamoshida non era il tipo di persona in grado di accettare una sconfitta, avrebbe mentito e affondato quante più persone fosse stato possibile pur di stare a galla, pur di mantenere quella sua reputazione di grande sportivo e di bravo insegnante. 

Era chiaro ad Ann che non lo fosse mai stato, la ragazza si chiedeva cosa sarebbe successo se anche lei avesse provato a reagire: Avrebbe iniziato a diffondere maldicenze sul suo conto? L'avrebbe resa come Ryuji? Una persona da evitare. Forse però era più probabile che si vendicasse su Shiho, e lei non avrebbe mai potuto sopportarlo.

Guardandosi intorno, Ann aveva capito che probabilmente già spettegolavano su di lei, perché in molti, soprattutto tra le ragazze, avevano smesso di parlarle quando Kamoshida aveva iniziato a spargere voci sulla loro frequentazione. Non poteva essere certa che fosse stato proprio il professore a farlo, ma era un dato di fatto che lui avesse più volte usato quelle dicerie per avvicinarla a lui, convincendola che in realtà non ci fosse niente di male e che le altre ragazze erano solo invidiose della sua fortuna.

 

Ann aveva origliato il discorso di Amamiya e di Sakamoto: li aveva sentiti parlare di Kamoshida, avevano detto di volerlo fermare e lei desiderava aiutarli, per Shiho, per se stessa e per tutte le persone che quel maiale aveva fatto soffrire.

Quei due erano come lei: due persone incomprese e sole che cercavano di combattere le ingiustizie e che per questo venivano ripagati nel migliore dei casi con l'indifferenza. Loro avrebbero fatto il possibile per cambiare quella situazione insopportabile, nel suo cuore, Ann era convinta che insieme ce l'avrebbero fatta.

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Autrice: Quistis (Fabi_)
Fandom: Persona5
One Shot
Introspettivo, Missing Moment
 
 Il destino è come la pioggia


Akechi aveva chiuso l'ombrello di fronte a LeBlanc dopo essere passato lì di fronte almeno quattro volte. Cosa avrebbe potuto pensare la gente a vederlo girare in quel modo? Doveva decidersi, era stupido restare lì fuori.

 

Immaginava che il gatto avesse capito, quindi sperava di non incontrarlo perché sapeva che avrebbe cercato di azzannarlo appena l'avesse visto. Sempre che il gatto fosse lì, perché ora che Amamiya non c'era più non aveva senso che restasse in quel buco. Sarebbe andato a casa di uno degli altri, forse, o più probabilmente avrebbe lasciato per sempre la città. Il gatto lo incuriosiva, oltre a infastidirlo parecchio, Akechi avrebbe voluto conoscere le sue origini e capire perché sembrava sapere così tanti dettagli sul metaverso, parecchi più di lui a dirla tutta.

 

Aveva abbassato la maniglia e si era trovato di fronte il locale come sempre quasi deserto. 

Quell'uomo: Sakura, lo guardava con un'espressione vuota.

"Non ti ho più visto, ero preoccupato per te." Gli sorrideva, Akechi si era quasi sorpreso nel sentirlo parlare, pensava che al massimo gli avrebbe chiesto cosa desiderasse consumare.

"Ho sentito le brutte notizie... Speravo fosse un errore," Akechi si lasciò andare a un sospiro triste, stava mostrando la sua miglior faccia contrita, eppure sentiva dentro un mare in tempesta, perché una parte di lui avrebbe tanto voluto ridere. “È morto davvero?”

"Purtroppo è così." L'uomo aveva abbassato lo sguardo, stretto i pugni, si vedeva quanto fosse distrutto.

"Mi dispiace." Un po' era vero, si sentiva in lutto per aver perso un degno avversario, una persona che forse avrebbe potuto capirlo.

"Eravate amici."

 

"Già, lo rispettavo." Era vero. Per una volta non aveva mentito.

Akechi era lì per il caffè, almeno questo era quanto aveva comunicato a Sakura. Era felice di non aver incrociato il gatto o gli altri, quei ragazzini, quegli stupidi che si credevano furbi e che erano stati marionette nelle sue mani.

 

Aveva salutato con la mano ed era uscito.

 

Una volta fuori si era trovato di nuovo di fronte a quella pioggia torrenziale. 

 

Sotto la pioggia potrei fare un buon allenamento, ma non oggi, pensava. 

Quando aveva aperto l’ombrello, aveva iniziato a pensare a tutto quello che aveva fatto e al suo punto d'arrivo. Era così vicino, era andato tutto secondo i piani fino a quel momento e non c’era ragione di preoccuparsi troppo, in fin dei conti aveva tutto sotto controllo.

 

Poi, in un lampo nella pioggia, gli era sembrato di vederlo. Lui, l’unico con cui avrebbe forse potuto avere un confronto. L’unico che doveva morire immediatamente, purtroppo. Uno spreco.

Non riusciva a togliersi di lì, avrebbe voluto domandare di salire nella sua camera per prendere almeno un pezzetto di lui: un quaderno, una spilla, un libro. Akechi sentiva il bisogno di raccogliere un trofeo, o forse un ricordo, non aveva voglia di esaminare i suoi pensieri, perché già alcune volte si era fermato ad ascoltarsi e la cosa non lo aiutava a stare meglio.

 

La pioggia continuava a battere sull’ombrello. Ritmica, inevitabile, come il destino di chi si era scontrato con lui fino a quel momento. 

Le persone normali lasciano che il loro destino scorra, accettandolo. Akechi era diverso, lui lo plasmava a suo piacimento.

Era davvero a suo piacimento come aveva pensato fino a quel momento?

Per un attimo, si era sentito come se una parte molto importante del suo piano fosse stata sbagliata, come se qualcosa mancasse, come se il suo destino lo stesse inseguendo.

Aveva scostato l’ombrello e alzato la testa, perché lui non era il tipo di persona che si nascondeva di fronte al suo destino. Lo stava guardando in faccia, come quella pioggia. Aveva sentito il mormorio dei passanti, che si chiedevano perché quel folle avesse deciso di inzupparsi a quel modo, visto quanto forte era quella pioggia.

Sì, era la metafora perfetta per la sua vita in quel momento: il suo destino era pioggia torrenziale e lui non aveva un riparo, era destinato a sopravvivere, cercando riparo negli angoli o chiedendo aiuto ad altra gente; ma lui, Akechi, si era costruito tutto ciò che gli serviva per stare in mezzo alla pioggia, senza paura.

Era completamente zuppo, ma si sentiva bene, di nuovo vivo come quando gli era vicino. Con Ren era stato così fino all'ultimo, fino a quando non gli aveva sparato il colpo in testa.

Akechi aveva fatto un inchino verso la finestra della camera di Amamiya e aveva ricominciato a camminare, senza preoccuparsi troppo della pioggia.

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