Mar. 23rd, 2019

Un amico

Mar. 23rd, 2019 11:41 am
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drabble
Parole: 100
Fandom: Harry Potter
Personaggi: Neville
Partecipa al COWT9, missione drabble
Un amico

“Ecco qui, Neville, questo è per te, per esserti meritato l’ammissione a Hogwarts.”

Zio Algie gli porgeva un rospo infiocchettato di tutto punto.

“Lui è Oscar, cerca di prenderti cura di lui.”

Neville osservava il suo nuovo amico con orgoglio, non riceveva spesso doni, soprattutto non da suo zio. 

“Ogni Mago che si rispetti ha un famiglio, ora te lo meriti anche tu. Trattalo bene.”

Neville non si era mai preso cura di un essere vivente, prima di allora. Sperava di essere in grado di fare un buon lavoro con il suo nuovo amico, anche perché era l’unico che aveva.


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Partecipa al COWT
Prompt: Talking and communication issues

Parole: 500


Incontrare un'amica


Erica non vedeva Paola da almeno sei mesi. Si conoscevano da almeno quindici anni e insieme ne avevano passate di tutti i colori. Non vedevano l’ora di incontrarsi e avevano scelto un ristorante All you can eat, ormai stavano facendo diventare un’abitudine quel pranzo insieme durante il quale parlavano delle loro vite e di cosa era cambiato nei mesi nei quali non si erano viste. Avevano scelto il Sakura, Erica ci era andata parecchie volte trovandosi sempre bene e, siccome quella volta avevano scelto la sua città per incontrarsi, aveva scritto un messaggio a Paola col nome del ristorante, l’amica sarebbe stata portata lì dal suo fedele navigatore.

 

Erica era entrata nel ristorante dopo aver aspettato per almeno venti minuti in macchina. Era  sicura di aver tenuto sott’occhio la porta di ingresso, ma era possibile che semplicemente non avesse visto la sua amica entrare, anche perché era strano che fosse in ritardo, non lo era mai.

Era comunque entrata e aveva parlato alla signora al banco: “Buongiorno, abbiamo una prenotazione per due a nome Erica, non so se la mia amica sia già qui però.”

La signora aveva controllato e l'aveva immediatamente accompagnata al tavolo. "Vuole da bere nel frattempo?"

Erica aveva preso una bottiglia di acqua, per poi scrivere un messaggio a Paola: Dove sei? 

Dopo pochi secondi era arrivata la risposta: Al tavolo. Tu invece?

Erica si era guardata intorno con aria smarrita. Io sono al tavolo. Mi prendi in giro? Quando arrivi?

 

Il telefono aveva iniziato a squillare, Erica aveva risposto, sempre più confusa: "Non ti vedo, dove ti hanno messa?" Paola al telefono sembrava seccata. "Sono vicino alla finestrona in fondo al ristorante, mi sono alzata in piedi per farmi vedere.”

"Ma si chiama Sakura, vero?" la sua amica era sempre meno sicura. “E ha l’insegna rossa col fiore stilizzato?”

"Sì, esattamente quello, come avevamo detto, ho anche prenotato." 

"Però non c'era la tua prenotazione, almeno così mi hanno detto."

"Come? Ma se mi hanno fatta accomodare subito."

"Bene, allora vado a chiedere, forse sei nell'altra sala."

All'improvviso Erica aveva capito. "No, aspetta: quale altra sala?"

“Come? Ho sbagliato qualcosa?”

Erica si era messa a ridere. “Scusa, avevo dimenticato che in città ce ne sono due. Aspettami lì che arrivo subito.” 

La signora al banco le aveva detto di andare pure senza farla pagare dopo aver capito cosa fosse successo. Erica era corsa alla macchina dandosi della sciocca per non aver pensato a quell’altro ristorante. Le dispiaceva un po’ andare lì perché non ci era mai stata, il suo preferito era quello in cui era andata lei, non pensava minimamente all’altro.

Nel giro di quindici minuti era arrivata, fortunatamente le due amiche si erano date appuntamento presto, quindi non era ancora troppo tardi per il pranzo. 

Erica era entrata quasi correndo e aveva abbracciato l’amica: “Scusami, non avevo proprio pensato a questo posto. Meno male che abito qui.”

“L’importante è che finalmente avremo un po’ di tempo di parlare insieme, ma prima ordiniamo, che sono affamatissima!”


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Partecipa al COWT9
Prompt: talking and communication issues
One shot
Originale
Parole: 547

Rane nello stomaco 

Lorenzo continuava a sentire il suo stomaco fare quel terribile rumore. 

Stai tranquillo, hai solo le rane nello stomaco. Gli aveva detto la mamma. Lorenzo non si era sentito più tranquillo, anzi: gli sembrava che fosse una cosa piuttosto grave e non si spiegava come facesse sua madre a stare così tranquilla.

Quando bevi troppa acqua poi ti crescono le rane nello stomaco, sai? Devi stare attento. 

 

La nonna aveva confermato quella terribile diagnosi e Lorenzo si era preoccupato, tanto che non riusciva a dormire. Si sentiva affamato, ma non voleva dare da mangiare del cibo facile a quelle rane infestanti che si erano messe a vivere nel suo stomaco.

Il giorno seguente avrebbe sicuramente chiesto a sua madre se magari non ci fosse un modo veloce di far sparire le rane, magari anche per evitare che si arrampicassero fino alla sua gola e che gli uscissero dalla bocca. Lorenzo era terrorizzato all'idea che avrebbe potuto svegliarsi e tossire fuori quelle rane. Se le immaginava piccolissime e terribili a saltellare in giro, forse sarebbero uscite dal naso, o gli sarebbero cresciute così tanto nella pancia che gli sarebbe cresciuta come quella della mamma quando doveva nascere sua sorella.

Se le immaginava a saltellare nel suo stomaco e a divertirsi a giocare l’una con l’altra. Pensava che fosse mentre si inseguivano che il suo stomaco iniziava a fare quegli strani rumori.

Lorenzo continuava a non riuscire a dormire e all’ennesimo brontolio aveva iniziato a piangere ed era corso dalla mamma, piangendo l’aveva pregata: “Mamma, ho paura delle rane, falle smettere!”

La mamma dormiva, si era svegliata di colpo senza capire bene quale fosse il problema. Lorenzo continuava a piangere e sembrava disperato. “Che problema c’è?”

“Puoi far sparire le rane, mamma? Come fanno a uscire? Ho paura che mi escano dalla bocca…”

Suo figlio era disperato e la mamma rideva senza alcun ritegno. Stava quasi piangendo dalle lacrime pensando a come la sua battuta avesse terrorizzato Lorenzo. 

“Amore, era uno scherzo… Non hai davvero le rane nello stomaco!”

Lorenzo aveva iniziato a piangere ancora più forte, la paura si stava trasformando lentamente in rabbia. “Cattiva,” aveva detto, lentamente, con un filo di voce.

“Mi dispiace tanto, era solo uno scherzo, non pensavo che tu avresti creduto di avere davvero le rane nello stomaco…” 

Suo figlio era arrabbiato, teneva le braccia incrociate e osservava sua madre tenendo la testa bassa. Si sentiva un po’ sciocco ad aver creduto a quello che pensandoci era abbastanza chiaramente uno scherzo. Alla sua età non avrebbe dovuto cascarci.

“Stai tranquillo,” la mamma lo stava abbracciando, finalmente Lorenzo si sentiva al sicuro, protetto. Sua madre si sentiva un po’ in colpa per non aver spiegato al figlio che quello era solo uno scherzo, lo stesso che le aveva fatto anche sua madre quando era piccola e che era diventato il loro piccolo modo di dire, non avrebbe mai pensato che lui si sarebbe potuto spaventare così. “Puoi dormire con noi se vuoi, stanotte.”

La mamma chiaramente si sentiva in colpa. Prima di addormentarsi tra le sue braccia, ancora un po’ scosso da quella paura, l’aveva sentita ridere. 

Era vero: alla sua età avrebbe dovuto capire che la mamma scherzava, ma nonostante fosse quasi grande, per quella sera avrebbe dormito volentieri con i suoi genitori. 


Salamandre

Mar. 23rd, 2019 12:47 pm
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Parole: 500
Missione Drabble

Salamandre


Renata stava camminando col nonno lungo un sentiero della montagna, quando aveva visto quella strana creatura, che sembrava una lucertola, ma che era lucida, tutta nera, macchiata di un giallo brillante che l’aveva ammaliata. “Nonno, guarda, è bellissimo quello!”


Il nonno aveva sempre pensato che sua nipote fosse una bambina speciale, anche perché di fronte all'aspetto affascinante e minaccioso di quegli animali pensava che fosse più facile spaventarsi che restarne colpiti. Aveva già notato la salamandra sulla riva, lucida per l'umidità era ferma sulla parete verticale di cemento del canale, sembrava quasi stesse lì per magia. "Quella è una salamandra."

"Possiamo portarla a casa?” A Renata brillavano gli occhi mentre la osservava, rapita.

"No, tesoro, non possiamo. Puoi venire qui a vederle tutte le volte che vuoi, però. Guarda quante ce ne sono!" Osservando bene, la bambina aveva notato che in effetti erano parecchie, tutte bellissime, tutte gialle e nere, sembravano quasi creature magiche, così simili alle lucertole, eppure così differenti, quasi regali.

"Nonno, posso accarezzarle?" 

Lui si era messo a ridere: "Non si fanno prendere, non sono mica cagnolini, sono animali selvatici e hanno una storia molto interessante. Vuoi sapere come sono nate le salamandre?"

Renata aveva annuito senza staccare gli occhi da quell'animale affascinante e per lei così nuovo.

"Le salamandre sono nate dal fuoco."

Renata si era voltata verso il nonno, scettica. "Ma se sta dentro l'acqua."

“Vivono vicino all'acqua perché se dovessero asciugarsi rischierebbero di tornare a bruciare, è per questo che le dobbiamo lasciare lì, per questo nessuno può addomesticarle, anche se sono così belle è importante che stiano nel loro ambiente."

La bambina non era molto convinta che il nonno le stesse dicendo la verità, ma doveva ammettere che il discorso sembrava quasi avere senso. 

Avevano proseguito lungo la via dell'acqua e Renata aveva indicato ognuna delle salamandre che aveva visto lungo la strada.

La passione le era rimasta, tanto che il nonno per il suo ottavo compleanno le aveva regalato un libro sulle leggende nel quale si raccontava anche la leggenda delle salamandre nate dal fuoco. Renata aveva consumato quel libro da quante volte l'aveva letto.

Col tempo aveva imparato che in effetti le storie del nonno non rispecchiavano esattamente la realtà. Aveva studiato l'anatomia dell’anfibio,  e aveva continuato a pensare che non ci fosse niente di più affascinante di quella creatura meravigliosa.

Era stato grazie alle passeggiate in mezzo alla natura con lui, grazie alle salamandre e a tutti gli altri animali e insetti che col nonno continuava a osservare nelle loro passeggiate in mezzo alla natura, che Renata aveva scelto il suo percorso di studi: era diventata una zoologa e si era specializzata in erpetologia, aveva seguito il suo sogno, un sogno che parecchi dei suoi coetanei non riuscivano a comprendere, del quale invece il nonno andava fiero come fosse il suo. Raccontava a tutti che sua nipote era speciale. Quando gli aveva dedicato la sua tesi di laurea si era emozionato moltissimo. Era fiero di Renata, lo era sempre stato.


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Fandom: Harry Potter
Personaggi: Dobby, Silente
Parole: 300
Partecipa al COWT9 missione drabble

Un elfo libero

Dobby è libero!

Continuava a ripetersi mentre camminava da solo lungo Diagon Alley. Muoveva le braccia su e giù per farsi spazio sulla strada, mostrando una fiera espressione di gioia. 

Si osservò riflesso su una vetrina: i calzettoni colorati risaltavano, lo facevano sembrare allegro. Era allegro.

“Benvenuto, Dobby,” disse Silente porgendogli una mano. Dobby la strinse.

“Buongiorno signor Silente, Dobby è felice di parlare con voi.”

Silente rise, poi indicò un tavolo, l’Elfo si sedette. Non era certo un posto adatto a far stare comodi gli Elfi, infatti da seduto arrivava a malapena a vedere sopra il tavolo, quindi fece apparire un rialzo e si mise comodo.

Silente sorrideva: “Cosa vuoi mangiare, Dobby?”

“Dobby non è mai stato in un negozio di cibo.”

“Lo so, allora fidati di me, prenderemo due ottime fette di torta della Ninfa Phuk.”

Mentre mangiavano, Silente volle arrivare al punto: “Dobby, sono qui per proporti un lavoro, ti andrebbe di essere assunto a Hogwarts?”

L’elfo rimase un attimo in silenzio, poi domandò cautamente: “Come Elfo di proprietà di Hogwarts?”

“No, come dipendente, come i professori.”

“Dobby non vuole insegnare.”

“No, pensavo di farti lavorare nelle cucine: preparerai le pietanze, farai pulizie e sarai pagato, come i professori,” l’elfo osservava il preside, incredulo, quindi Silente continuò: “Potrebbero andare bene tre Galeoni?”

“Tre Galeoni al mese? È anche troppo signore.”

“Ma non al mese, io intendevo all’ora…”

“Ma a Dobby non servono i soldi, sarà un onore lavorare per il grande preside Silente, vanno bene tre al mese.”

“Al giorno?”

“Dobby verrà a lavorare a Hogwarts per tre galeoni a settimana,” si alzò in piedi e prese la mano tesa di Silente, che si dimostrò soddisfatto dell’accordo.

Il patto era stato concordato. Ora che finalmente aveva un lavoro Dobby si sentiva davvero un elfo libero e felice.


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Drabble sul Fandom di Harry Potter





Il Bottone

Non era niente di speciale.

L'aveva trovato per terra nella stanza che Harry aveva diviso con Ron, un oggetto dimenticato che Ginny custodiva come un tesoro.

A volte, di notte, prendeva quel bottone dal suo baule e lo stringeva tra le mani. Lo baciava in un gesto che solo dopo anni avrebbe giudicato infantile, ma che all’epoca la faceva sentire bene.

Si era staccato dalla giacca leggera che Harry aveva portato alla Tana durante la prima estate che aveva passato con loro. Ginny l’aveva raccolto e tenuto in tasca da allora.

Era come avere Harry lì, vicino al suo cuore.

Gelosia

Dean aveva sempre saputo che non sarebbero stati insieme per sempre, ma non gli importava.

Ginny era tutto ciò che lui, in quanto ragazzo, non si permetteva di essere: era dolcezza, fragilità, ma allo stesso tempo aveva una forza che le invidiava.

Lo rendeva completo.

Si sentiva in competizione con Harry Potter, perché vedeva che lei lo cercava con gli occhi.

Un giorno, vedendo che lui si stava avvicinando, aveva stretto forte a sé la sua Ginny.

“Sei… geloso?” Il sorriso di Ginny dimostrava chiaramente quanto lei si sentisse importante per lui, non un trofeo, ma un tesoro da proteggere.

Solo un Bacio

It started out with a kiss
How did it end up like this
It was only a kiss, it was only a kiss

Ginny era uscita dalla Stanza delle Necessità con le ginocchia molli, aveva guardato Harry e aveva capito che Cho non era rimasta lì per caso.

Non voleva che si frequentassero, era egoista per questo?

Sapeva di non avere diritti su di lui. Però aveva sperato che lui l’avrebbe notata…

Attese per quella che le sembrò un’eternità il ritorno di Harry nella Sala Comune. Nel vederlo su di giri, capì. Il vuoto che sentiva dentro era difficile persino da immaginare.

Lasciò Dean. Anche se ci aveva pensato in passato, ora era davvero convinta.

Alla partita con Corvonero l’avrebbe fatta a pezzi.


Il tuo respiro

Il bottone non le serviva più, stava in fondo al baule, dimenticato tra le cose che meno le interessavano.

Nonostante avesse avuto altre storie, non si era mai sentita così, perché aveva sempre desiderato Harry. Soltanto in quel momento era riuscita ad ammetterlo con se stessa.

Ai piedi dell’albero, mentre la abbracciava, poteva sentire il respiro di lui arrivare tiepido alle sue spalle e poteva rilassarsi, cullata dal movimento ritmico del suo torace.

Ginny poteva sentire il profumo di Harry su di sé, quando andava a dormire.

Si sentiva felice, finalmente, e sentiva che con Harry sarebbe sempre stato così.

[AU], 8, Fred Weasley

Gaming

Capelli rossi, occhi svegli e un’espressione tranquilla.

Un giocatore non si espone troppo.

Fred non avrebbe mostrato mai le proprie debolezze.

Con le carte lui era invincibile, diventava un altro.

In quel momento era in gioco ben più del denaro: la sua vittoria segnava la penitenza massima per suo fratello Percy.

Goerge era fuori gioco da un po’, la responsabilità era tutta sua.

Quando poggiò la scala sul tavolo, vide il fratello sbiancare: aveva vinto.

“Ci siamo Perce! Ora dovrai eseguire gli ordini”

Mentre tagliava l’erba, Percy Weasley maledì se stesso per aver creduto alle promesse dei suoi malefici fratelli.

[Femslash], Luna Lovegood, (Cho Chang)

Kiss me

Le labbra rosse di Cho erano perfette.

Luna la osservava, avrebbe voluto parlarle, ma Cho sembrava interessata a Cedric, che sicuramente la stava invitando al ballo.

Immaginava come potesse essere baciare quelle labbra colorate di rosso.

Invidiava chiunque avesse il coraggio di avvicinarla.

Pensando di non avere niente da perdere, si avvicinò al vischio.

Luna era strana, tutti lo pensavano.

Cho non si ritrasse quando si avvicinò a lei.

Un solo bacio, breve e leggero. A Luna bastò per capire che quelle labbra erano come le sue: morbide e dolci.

"C'è il vischio", disse a Cho, con naturalezza. Sorrisero entrambe.

[Hurt/Confort], Sibilla Cooman, Narcissa Malfoy

La Profezia

Non sopportava quella sentenza.

Chiusa nel bagno Narcissa, per un attimo, ripensò all’uomo che continuava ad amare, con nostalgia.

Quando l'avrebbe rivisto? Troppo tardi.

In quel momento, proprio mentre si controllava gli occhi, che da troppo tempo piangevano lacrime asciutte, entrò nella stanza una donna bionda.

“Non tutto ciò che si crede perduto lo è per sempre, nella solitudine e nel silenzio potrete ritrovare il senso dell’amore che fu. Lui tornerà e sarà come rinascere.” Disse con occhi vacui, poi scosse la testa: “Scusi, diceva?”

Narcissa spalancò la bocca, rinfrancata dalla sua profezia: “Niente, la stavo solo ringraziando, signora Cooman.”

[Missing Moment], Minerva McGranitt

Cammino

Mentre guidava gli studenti verso la sua tomba, si sentiva svuotata.

Non reggeva la posizione, le aspettative che tutti sembravano avere.

Avrebbe dovuto dire qualcosa, lo sapeva.

Come poteva rendere giustizia all’uomo più grande che lei avesse mai conosciuto?

Incrociò lo sguardo con Hagrid, che piangeva senza contenersi e per un attimo, desiderò essere al suo posto.

Mi manchi, Albus.

Guidami, aiutami a proteggere gli studenti come hai sempre saputo fare tu.

Dammi un segno della tua presenza ed io sarò forte abbastanza.

In quell’istante, un soffio di vento le carezzò il viso.

Aveva risposto alla sua preghiera: era pronta.

[Horror], Severus Piton, Draco Malfoy

Nebbia

Una nebbia nera aleggiava quella notte nei sotterranei di Serpeverde.

Draco si era alzato, da bravo prefetto aveva preso la bacchetta e aveva iniziato a camminare in mezzo a quel buio denso. Era curioso nonostante la paura lo stesse rendendo poco sicuro nei suoi movimenti.

Puntava la bacchetta nel buio, tenendo la schiena appiccicata al muro per non essere colto di sorpresa. Sperava di raccogliere qualche punto per la sua Casa, trovando magari qualcuno fuori dai dormitori, probabilmente un buffone responsabile per la nebbia, magari fosse stato un Grifondoro. Malfoy era terrorizzato, ma non avrebbe ammesso la sua paura.

Mentre passava davanti a una porta, questa si aprì e all’improvviso sentì due mani fredde che lo afferravano da dietro.

Draco urlò, tentando di scattare lontano, ma le mani non mollavano la presa.

L’uomo era grande e oscuro e lui stava tentando la fuga, troppo spaventato per reagire.

Si adagiò a terra, sconfitto.

Piton, piuttosto indispettito dalla reazione di Malfoy, raccolse il ragazzino svenuto e lo portò in infermeria.

Non gli avrebbe detto che, in realtà, quella figura spaventosa che l’aveva catturato, era il suo professore, che in quel momento era impegnato a rimediare allo scherzo di qualche buontempone dell’ultimo anno.

[Post Saga], Bellatrix Black

L’inferno deve attendere

Bellatrix pensava di avere conosciuto bene l’inferno in vita, ad Azkaban.

Adesso era morta.

Immaginava che loro l’avrebbero presa subito, invece non era ancora successo.

Per gli uomini, lei non era nulla più di una macchia lievemente più scura nella luce, un’ombra nell’ombra.

Non la vedevano, ma lei c’era.

Costretta a vedere i Sanguesporco conquistare ruoli troppo importanti nel Mondo Magico.

I Mangiamorte in quegli anni erano stati inutili.

Quanto tempo era passato?

Troppo.

Il buio ogni giorno minacciava d’inghiottirla.

E lo attendeva, senza paura.

Aspettava il suo inferno. Doveva sperarlo, non poteva pensare di passare in quel modo l’eternità.

[Prompt, odore di Marcio], Minerva McGranitt, Fred Weasley

La Pozione.

“Cosa sarebbe questo?” chiese la McGranitt tappandosi il naso.

Fred sogghignò, erano stati geniali. Avevano fatto saltare la lezione.

Lei alzò un sopracciglio, impaziente: avrebbe fatto bene a parlare: “La Pozione è andata male”.

“Per quanto io la trovi simpatico, signor Weasley, la sua abilità è più grande di quello che vuole dare a vedere. Dubito che quest’olezzo sia un errore”.

Attese un secondo: “…ma non posso dimostrarlo, quindi torni nel suo dormitorio. Grifondoro perderà dieci punti a causa della sua incapacità nel preparare Pozioni”.

L’odore di marcio era insopportabile. Piton avrebbe dovuto lavorare molto per liberarsene.

Fred sorrise, soddisfatto.

[Love], Luna Lovegood, Narcissa Malfoy,

Coppia

Luna non conosceva il significato di 'coppia'.

Per questo si era stupita nel vedere i Malfoy, suo padre li aveva presentati così, abbracciarsi e baciarsi in modo molto diverso da quello che lei conosceva.

“Sono troppo piccola per capire?”

“No, te lo spiego io: sono innamorati.”

“Cosa vuol dire?” Chiese confusa.

“Un innamorato pensa che la persona che ama sia la più importante, desidera passare tutta la vita con lei.”

“Come noi?”

“No, gli innamorati si scelgono, poi fanno dei bambini, come loro, vedi, quello è Draco, andrà a scuola con te.”

Quanto avrebbe voluto che suo padre si innamorasse.

[Generale], Sibilla Cooman

La Grama Sotto Spirito

Tutti la evitavano.

Al mattino, quando Sibilla le si avvicinava per parlare un po’, la Caporal trovava sempre qualcosa di urgente da fare per lasciarla lì, come una sciocca. Sola.

Sibilla pranzava con loro, ma non credeva la conoscessero davvero.

Qualcuno le aveva mai chiesto una premonizione? No.

La cercavano? No.

Anche ora, mentre, chiusa nella stanza delle necessità, beveva dalla bottiglia per annegare il suo cuore, si domandava se mai qualcuno l’avrebbe consolata.

Guardandosi allo specchio, sospirò. Posò la bottiglia.

"Presto verrà il mio momento. Le mie funeste predizioni si avvereranno, la smetteranno di chiamarmi La Grama sotto Spirito”.

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