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Prompt: Forza 4
Orignale
Partecipa al COWT 13
Slice of life
Parole: 1120

Competizione e collaborazione


Sin da quando erano piccoli, fino a quando avevano compiuto cinque anni, i giochi di competizione tra Miriam e Leonardo erano sempre finiti male. Chiunque dei due vincesse, era sempre certo che l’altro si sarebbe arrabbiato e qualcuno avrebbe avuto un occhio nero, un graffio o un bernoccolo da qualche parte.
“È normale che vogliate vincere tutti e due, ma l’importante è che vi divertiate nel corso della partita, poi quando litigate finisce che nessuno dei due si diverte, non è forse così?” Chiedeva loro la mamma, per trovarsi di fronte gli occhioni smarriti e pentiti dei due bambini, che in seguito riprendevano il loro conflitto da dove si era interrotto. Proprio per questo i genitori avevano cercato di evitare di acquistare giochi uno contro uno, in modo da permettere ai due di avere momenti più sereni insieme. “Con il tempo questa conflittualità passerà, è solo questione di un paio di anni.” dicevano tutti. “Per i fratelli è così, ci sono sempre litigi per cose futili come questa, ma impareranno a volersi bene.”
La scuola aveva insegnato loro che molto spesso l’alleanza ha un valore molto importante e i due, con riluttanza, avevano scelto di essere alleati anziché avversari, per aiutarsi coi compiti, con le coperture coi compagni e anche per farsi compagnia nei momenti più difficili. Anche di fronte alla famiglia avevano dovuto ammettere che era bello avere un amico al loro fianco.
Per questo, quando il giorno del loro compleanno i due avevano trovato un pacco a forma di parallelepipedo con scritti sopra entrambi i loro nomi, erano stati felici di trovare un gioco in scatola di nome forza 4.
“Ci dovete promettere che non litigherete, però. Altrimenti lo chiudiamo nell’armadio e non lo rivedete per altri cinque anni.” Il papà aveva un tono severo, anche se nei suoi occhi i bambini vedevano che in fondo anche lui desiderava che andassero d’accordo e che giocassero insieme. Non avrebbe preso il gioco altrimenti, in effetti.
“Possiamo usarlo adesso?” Avevano chiesto. “Promettiamo che non litighiamo…” Avevano aggiunto all’unisono in tono mellifluo, come attori provenienti da uno show televisivo.
“Certo, andiamo insieme che vi spiego le regole. Fate tutti e due la prima partita con me.”
I due bambini avevano ascoltato le regole con attenzione, elettrizzati all’idea di giocare col padre. “È facile.” Aveva liquidato Miriam alzando le spalle. Ma poi, dopo soli tre turni, aveva capito di avere perso la partita. Forse il loro amore per la vittoria e quel senso irrefrenabile di rabbia che arrivava con la sconfitta veniva proprio dal loro papà, che sorrideva con fare maligno ogni volta che li batteva al nuovo gioco.
Alla seconda sconfitta della giornata, Leonardo aveva sentito l’impulso di lanciare il nuovo gioco a terra, ma il desiderio di riprovare a vincere aveva avuto la meglio su di lui.
“Fate le vostre mosse in modo troppo frettoloso: dovete pensare, ragionare, altrimenti non riuscirete mai a batterlo.” Aveva affermato la mamma, dopo avere visto una velocissima partita. “Potreste provare a parlarne tra voi e a cercare una soluzione per sconfiggerlo, almeno una volta.”
Il piano dei genitori era proprio di costringerli a fare squadra, così come succedeva a scuola, per consentire loro di capire che la competizione poteva essere vissuta in modo più sano anche a casa, quando a partecipare erano solo loro.
Miriam aveva osservato il fratello, poco convinta. “Va bene, ci sto.”
“Prendiamo le pedine rosse.” Aveva aggiunto Leonardo, allungando le gialle a suo padre.
“Prego, iniziate pure.”
I due bambini non riuscivano ad accordarsi sulla prima mossa. “Il papà di solito la mette in centro o nei due spazi vicino al centro.”
“Ma secondo me potremmo metterla anche di lato, in fondo lì.” Non sembravano giungere a un accordo, ma alla fine stupirono i genitori: “Facciamo che io decido la prima mossa, tu la seconda e poi andiamo avanti così?” Aveva proposto Miriam, trovando in quel modo l’accordo col fratello.
La pedina era quindi scesa lungo la terza corsia. L’adulto aveva risposto bloccando la corsia centrale.
“Adesso mettiamo la pedina sopra la sua.” Aveva proposto Miriam.
Ma il fratello non era molto d’accordo: “Io continuerei sul lato.”
“Ma poi sul lato ci blocca, se andiamo in alto possiamo vincere meglio.” Leonardo aveva ascoltato la sorella e alla fine aveva posto la sua pedina sopra quella del padre, che immediatamente aveva lasciato cadere la sua seconda pedina sopra la prima che avevano giocato i bambini.
“E adesso?” Miriam non era sicura della mossa che doveva fare.
“La mettiamo lì,” Il fratello aveva indicato la corsia vuota, la quinta. Non pareva una brutta mossa e, anche se non era convinta, Miriam aveva accettato la proposta.
La partita era stata più lunga delle precedenti, procedendo in modo più o meno lineare. I due gemelli avevano sventato almeno tre tentativi di vittoria del padre. Ragionare insieme aveva insegnato loro a osservare con pazienza, prendendo il tempo necessario per tentare di prevenire il gioco dell’avversario e, anche se non conoscevano ancora trucchi e tecniche per vincere in modo sistematico, sentivano di avere almeno qualche possibilità.
Dopo avere riempito più di mezza scacchiera in una partita molto più lunga delle precedenti, i due avevano sogghignato insieme. “Ce l’abbiamo fatta.” Aveva detto Leonardo infilando la pedina nella quinta corsia. “Ora se metti la pedina per fermarci qui, noi facciamo quattro sopra!” Aveva spiegato al padre, che aveva un’espressione stranamente divertita.
“Allora finiamo la partita.” Si era rassegnato il papà. “Bravi, avete unito le forze e avete vinto.” Aveva lasciato cadere la sua pedina per bloccare il primo quattro dei figli, per vedere subito la figlia infilare il gettone rosso e realizzare la mossa della vittoria.
“Sì! Evviva! Abbiamo fatto quatris!” I due bambini si erano abbracciati dopo essersi dati il cinque.
“Ma che bravi.” Aveva aggiunto la mamma.
I due bambini non si erano accorti degli sguardi di approvazione e di complicità tra i genitori. Anche se c’era la possibilità che il padre li avesse lasciati vincere ai due non importava. Stavano gustando il profumo della vittoria, insieme.
“Adesso una bella fetta di torta e poi giocate tra voi, se promettete di fare i bravi.”
“Torta!” Leonardo era partito di corsa verso il soggiorno.
“E poi partita, senza litigare.” Aveva aggiunto Miriam correndo dietro al fratello, che subito aveva echeggiato la sua frase.
I genitori, rimasti indietro, si erano guardati con complicità. “Avevi la partita in pugno.” Aveva detto la mamma. “Per un attimo ho pensato che non li avresti fatti vincere.”
“Ci ho pensato anche io, ma l’ho fatto per noi, per tutti. Un sacrificio per la famiglia.”
Sua moglie aveva riso. “Chissà da dove arriva questa smania per la competizione, eh? Meglio mangiare la torta.”

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