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Fandom: FF VII
Personaggi: Cloud, Zack, Soldati
Prompt: Poker
Partecipa al COWT 13
Slice of life


La fortuna del novellino

Mentre camminava lungo le strade polverose di Mideel, Cloud all’improvviso si trovò di fronte un edificio familiare. Entrò nella taverna senza pensarci e si sedette a uno dei tavoli. “Un piatto unico di mare.” Chiese, con la certezza di sapere cosa stavano per portargli. I ricordi sfumati in una nebbia che gli faceva dolere la testa.
Solo quando vide il piatto, la voce di Zack gli tornò alla mente. Era stata una notte molto diversa dal solito. La notte della sua prima partita a poker con un amico. L’unica che avevano giocato insieme.
Cloud osservò il piatto che gli era stato servito dal cameriere della taverna con riluttanza. Non era abituato alla cucina di quella regione e gli pareva ancora strana. Zack, di fronte a lui, ne addentò una forchettata. “Fidati: anche se l’aspetto non è molto invitante vedrai che è buonissimo, non potrai più farne a meno.”
Il suo amico aveva ragione, perché Cloud dovette ammettere che, anche se non avrebbe saputo riconoscerne gli ingredienti, il piatto era saporito. Mangiarono in silenzio, affamati dopo la lunga giornata passata a combattere.
“Domani niente lavoro, cosa farai, Soldato?” Nonostante fosse superiore a lui di grado, Zack aveva dimostrato in molte occasioni di aver preso Cloud in simpatia. Lo trattava da amico, più che da sottoposto.
“Pensavo di andare a riposare e di fare un po’ di allenamento.” Si sentiva stanco e sapeva di avere bisogno di un po’ di riposo, “Forse farò un giro in città.” Per comprare qualcosa per la mamma e per Tifa.
Zack sbuffò, un po’ deluso, non sembrava impressionato dalle sue risposte. “Dovresti divertirti ora che puoi. La vita che facciamo è dura e non riuscirai a resistere a lungo senza impazzire se non ti concedi del tempo per te stesso e per rilassarti. Per esempio: vedi Martin, laggiù? Lui gioca a poker a volte. Ti fai una partita con noi, novellino?”
Il ragazzo scosse la testa, non era certo di volere ammettere che non aveva idea di come si giocasse.
“Coraggio, andiamo insieme.” Zack si alzò e lo trascinò prendendolo per il braccio. “Eccoci, Martin. Possiamo iniziare.”
Martin era un soldato esperto, dall’aria seria e dura. “Sedetevi. Iniziamo con 10, così facciamo un giro di riscaldamento.”
Zack, Martin e un tizio con cui non aveva mai parlato di persona di nome Luis lanciarono le loro monete sul tavolo, imitati con un lieve ritardo da Cloud, che cercava di far intendere a tutti di sapere ciò che stava facendo.
“Sai giocare?” Chiese Martin osservandolo di sbieco.
“È da tanto che non faccio una partita,” Mentì Cloud sperando di non essere colto nella bugia.
“Prima lezione: quando racconti una balla, cerca di farlo in modo convincente. Nel poker le balle si chiamano bluff. Nessuno sa che carte hai in mano, fingi di avere roba buona e ti porti a casa il piatto, fatti beccare o trova qualcuno che ha davvero carte buone e perdi tutto quello che punti.” Martin proseguì elencando velocemente il valore delle combinazioni possibili, poi iniziò a distribuire le carte.
Cloud osservò la sua mano con attenzione: due dieci, un asso, un re e un nove.
Gli altri tre giocatori lanciarono un’altra moneta sul tavolo. Zack quindi proseguì con la spiegazione. “Questa serve per giocare: se giochi puoi cambiare alcune delle carte che hai in mano e poi puntare ancora per accaparrarti il piatto o per vedere la mano di un avversario.”
Lanciò la sua moneta.
"Quante carte?” Gli chiese quindi Martin.
Confuso, Cloud pensò che gli conveniva provare a tenere i dieci e a cambiare le altre per sperare in un tris. “Tre.” Disse, passando le carte coperte al mazziere imitando il comportamento dei giocatori che lo avevano preceduto. Prese un re, un asso e un dieci. Non era andata così male. Ricordando le regole del gioco, tentò di apparire triste.
“Io punto cento.” Dichiarò Martin. A quel punto Zack e Luis lanciarono le loro carte nella pila degli scarti e Cloud si ritrovò addosso gli occhi di tutti. “Cosa fai, novellino? Vuoi vedere le mie carte, rilanciare o lasciare tutto a me?”
Il giovane soldato prese un respiro profondo e cercò di pensare a quante probabilità avesse di vincere. Giunse alla conclusione che non erano altissime, ma l’adrenalina e la curiosità lo spinsero a giocare: “Rilancio di altri cento.”
Martin si lasciò scappare una risata. “Vedo, novellino.”
Cloud, dopo un’occhiata di conferma, lasciò cadere le sue carte per rivelare il tris di dieci. Martin lo guardava con aria di rimprovero. Gettò le sue carte nel mucchio degli scarti e passò il mazzo a Luis. “Questa si chiama fortuna del principiante. Ora comincia il gioco vero.”
Zack e Cloud uscirono dalla taverna per ultimi, ridendo come due vecchi amici. Si erano divertiti e Cloud aveva vinto un piccolo gruzzoletto, che gli avrebbe fatto comodo per scegliere i regali che aveva deciso di spedire a casa senza pensare troppo al costo. “Non immaginavo che tu fossi così portato per il poker, è chiaro che quella tua faccia impassibile ti abbia aiutato. Li hai spolpati! Meno male che non siamo in gruppo con quei due, almeno per ora.”
“Non l’ho fatto di proposito, e comunque è un gioco.”
Il suo superiore continuava a ridere. “Sei proprio un tipo unico. Stavo scherzando, lo sappiamo tutti che è un gioco. Preparati comunque perché la prossima volta potrebbe andare male. Non a me, io ho il mio portafortuna. Dovresti procurartene uno anche tu.”

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