Genere: sentimentale
Prompt: I have not forgotten you. You’re just a memory with edges, still too sharp to touch.
Personaggi: Shinjiro Aragaki, Minako Arisato, Akihiko, Yukari Takeba
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Coma
I have not forgotten you. You’re just a memory with edges, still too sharp to touch.
Nel lungo periodo che Shinjiro aveva passato in coma, aveva solo un unico sogno: vedeva Minako.
Lei che gli sorrideva, che lo guardava cucinare con i suoi occhi carichi di forza e di umanità, la sua testa posata sulla spalla di Shinjiro e il profumo morbido di mandola dei suoi capelli. Promettimi che resisterai, che resterai vivo per me.
L’aveva promesso, prima di entrare in coma. I suoi occhi erano l’ultima cosa che ricordava di aver visto, ma era certo che fosse un ricordo creato a puntino dal suo subconscio per permettergli di aggrapparsi a qualcosa che gli facesse desiderare di restare tra i vivi.
“Minako,” era stata la prima parola che aveva pronunciato al suo risveglio dal coma.
Shinjiro doveva rivederla al più presto. L’unico pensiero che aveva in testa era lei: il suo sorriso sincero, la sua gentilezza disarmante e la fiducia che provava anche solo parlando con lei.
Non aveva dubbi: se si era aggrappato alla vita con così tanta forza era stato solo per lei, per non deluderla ancora, lasciandola.
Una parte di lui era certo che se si fosse lasciato andare, Minako avrebbe trovato un bravo ragazzo con cui ricominciare e forse sarebbe stato meglio per lei. Ma la promessa che le aveva fatto l’aveva trattenuto nel mondo dei vivi nonostante egli ormai da molto non bramasse che la morte. Minako era l’unica persona sulla faccia della Terra con la quale lui non si sentisse obbligato a fingere di essere qualcun altro.
***
Si erano baciati per la prima volta solo pochi giorni prima di quella sua ultima notte prima del coma.
Minako aveva bussato alla porta della sua camera al dormitorio e lui aveva aperto aspettandosi di trovarsi di fronte Akihiko, si immaginava già a dirgli di smettere di presentarsi da lui in piena notte per fargli le sue stupide ramanzine.
Invece c’era lei, l’indice sulle labbra per convincerlo a stare in silenzio. Era entrata nella stanza e si era chiusa la porta alle spalle. Poi gli si era avvicinata e gli aveva accarezzato i capelli.
“Ormai sono due giorni che non penso ad altro.” Aveva sussurrato alle sue orecchie mentre le braccia di Shinjiro stringevano il suo esile corpo.
Si era alzata in punta di piedi per baciarlo e lui, che da quando era nato opponeva resistenza a chiunque cercasse di scalfire le sue corazze, aveva ceduto senza neppure provare a contrastarla.
Sentiva il cuore di Minako battere forte ed era certo che anche il suo facesse lo stesso. Le mani della ragazza, dal viso, erano scese alle spalle, poi alla schiena. Lo stringeva senza timidezza, senza paura. I loro corpi aderivano l’uno all’altro e per la prima volta in parecchi anni la mente di Shinjiro era libera da tutto il male che sentiva intorno a sé. La voce che gli ripeteva da sempre quanto egli fosse un abominio della natura, un malvagio essere maledetto, non era più lì a parlargli.
C’erano le loro mani, le labbra di Shinjiro che per la prima volta sembravano agire con libertà e naturalezza.
Lei aveva iniziato a spingerlo verso il letto, dove i due si erano lasciati scivolare con dolcezza.
“Aspetta, io non…” Aveva tentato di resistere lui.
Ma lei in risposta l’aveva stretto ancora di più a sé. “Domani dovremo combattere contro nemici che forse ci uccideranno. Non posso pensare di morire e di avere aspettato. Non se anche tu…”
Allora l’aveva baciata ancora, perché non c’era dubbio che anche lui provasse per lei sentimenti che non era in grado di reprimere. E lui sapeva che era molto probabile che la sua fine sarebbe arrivata davvero nel giro di poche ore. Gli aveva portato l’orologio, il suo segno di speranza, che Minako aveva cercato con tanto impegno solo per lui, per renderlo più sereno in vista del combattimento imminente.
Disperato com’era, Shinjiro sentiva di non aver modo di spiegarle a parole che sentiva quanto poco tempo avessero insieme, perché lui si sarebbe buttato da solo contro un esercito di ombre pur di salvarla, si sarebbe lasciato consumare dal potere della sua Persona pur di permetterle di sopravvivere. Finché lui fosse stato al suo fianco, Minako sarebbe stata al sicuro.
***
“Lei… è in coma, è qui vicino.” Le parole di Akihiko erano state pugnali diretti al suo cuore da ogni direzione. Shinjiro si domandò perché non fosse morto lui.
Non poteva essere vero: la sua Minako non poteva essersene andata così, non lasciando che lui vivesse in sua assenza.
“Mi dispiace avertelo detto così. Ma so che lei teneva molto a te e vorrebbe che tu andassi avanti.”
“Come è successo?” Aveva chiesto Shinjiro, il tono piatto di desolazione.
“È come se si fosse addormentata. Non è facile da spiegare, perché dopo l’ultima battaglia la nostra memoria è stata cancellata da qualcosa… Io e Mitsuru crediamo sia tutto collegato alla scomparsa della Dark hour e delle nostre Persona. Crediamo che anche tutto ciò che era collegato al Tartarus sia andato distrutto e che qualcosa ci abbia costretto a dimenticare. Ma era troppo forte perché noi fossimo in grado di contrastarlo, almeno all’inizio.
Però alla fine ci siamo riusciti e… ci siamo incontrati tutti sul tetto, proprio come lei ci aveva chiesto di fare il giorno dell’ultima battaglia. Lei era lì, la testa posata sulle ginocchia di Aigis. Sembrava stesse dormendo e sorrideva, serena. I medici che abbiamo chiamato quando ci siamo resi conto che non riuscivamo a svegliarla hanno detto che non si spiegavano cosa fosse successo…”
Di tutti gli innumerevoli destini che aveva immaginato per il suo futuro, in gran parte di essi Shinjiro si vedeva moriva giovane. Credeva che lo scenario più probabile l’avrebbe visto spegnersi a causa della pillola che utilizzava per indebolire il suo legame con la Persona. Il medico gli aveva detto che il suo corpo era debole e lui era certo che fosse quella la causa. Ikutsuki aveva confermato i suoi sospetti e lui si sentiva già con un piede nella fossa, come si dice.
Aveva accettato di combattere con gli altri solo perché desiderava che la sua vita servisse a qualcosa, che la sua morte stessa avesse un significato in modo che Shinjiro non fosse ricordato soltanto per tutti i suoi errori, ma anche per qualcosa di buono.
“Posso vederla?”
Akihiko aveva annuito. “Appena riuscirai a camminare.”
“Per favore, raccontami cosa è successo.”
Il suo amico d’infanzia, l’unico altro essere umano rimasto che tenesse a lui, gli aveva descritto il combattimento finale, la distruzione della dark hour e il sacrificio di Minako. “Poi ci siamo dimenticati di lei, ci siamo scordati ogni cosa. Mi ricordo che una mattina, dopo la battaglia, abbiamo camminato fianco a fianco e per qualche istante ci siamo guardati l’un l’altra. Le ho chiesto se aveva dormito bene e allora non avevo capito come mai mi fosse venuto spontaneo parlarle. Era nel dormitorio con me, ma non avevo ricordi di averle mai rivolto la parola. L’impulso mi diceva anche di chiederle come stesse, di ringraziarla per ciò che aveva fatto per noi. Ma l’ho zittito perché non capivo, pensavo di stare diventando pazzo.”
“Quanto tempo è passato?” Aveva chiesto Shinjiro, ancora confuso e incapace di ricordare da quanto lui stesso fosse in coma.
“Ormai sono passati quasi quaranta giorni.”
“Ti prego, portami da lei.”
***
Avevano avuto solo una notte per dormire insieme, vicini, abbracciati.
Non le aveva mai detto che l’amava e di questo si sarebbe pentito per il resto della sua vita, se lei non si fosse più svegliata.
Minako invece viveva senza rimpianti, e questo era un altro degli aspetti del suo carattere che lui amava e, in parte, invidiava.
“Shinjiro, io lo so che posso farlo, ma non voglio vivere senza di te. Ti prego: non lasciarci.” Aveva pronunciato quella preghiera mentre erano stesi sul letto, sotto le coperte, stretti e incerti, inesperti com’erano. Lui l’aveva baciata ancora invece di risponderle. Di nuovo dimostrando la sua incapacità di rapportarsi come le persone normali.
Non aveva mai provato un desiderio così forte di vivere.
***
Vederla fu un pugno nello stomaco per Shinjiro, che per un attimo si sentì perso. Che senso aveva che lui fosse vivo e lei invece ora fosse ridotta a stato vegetativo?
Spinto sulla sedia a rotelle da Akihiko, le prese la mano e iniziò a piangere, incapace di nascondere la tristezza per il senso profondo di perdita che sentiva nel cuore. Si sentiva bruciare dentro e non solo per la stanchezza, anche per l’enorme desiderio che provava di riuscire a dirle ciò che provava per lei.
Il suo amico lo lasciò lì, da solo. Anche un’infermiera entrò a cercare di portarlo via, ma Shinjiro non se ne voleva andare. Non se ne sarebbe andato lasciandola sola fino a quando non l’avessero portato via con la forza. L’avrebbe guardata: calma e bellissima in quello che pareva un sonno fino a quando non fosse crollato al suo fianco.
Shinjiro era perso nel profilo del viso di Minako al punto da immaginare di sentire la sua voce leggera.
Lei l’aveva cambiato, aveva rotto ogni sua difesa e non era sicuro di sapere come vivere senza le protezioni che a fatica si era saldato addosso nel corso della sua triste esistenza..
“Senpai… Sono felice che tu ti sia risvegliato.” La voce di Yukari aveva rotto il silenzio.
Shinjiro si era voltato e le aveva rivolto un debole sorriso.
“Non dovresti affaticarti, Shinjiro.”
“Me l’hanno già detto i medici, non ho bisogno di avere anche gli amici a dirmi cosa dovrei fare. Io… preferisco stare qui.”
Yukari aveva annuito, l’espressione comprensiva. “Anche io… ti considero un amico. Mi fa piacere che per te sia lo stesso.”
Il ragazzo aveva scosso la testa al pensiero di quanto egli si fosse tenuto dentro nel corso del mese che aveva vissuto con gli altri. La memoria vivida della cena insieme, delle battute e delle risate allegre che mai avrebbe potuto pensare di poter provare prima di unirsi a loro. Una leggerezza che mancava alla sua vita da ormai molti anni. “Ci sono molte cose che avrei dovuto dire, che avrei voluto…”
Yukari si era seduta di fianco al letto della loro amica dormiente. “Sai, Minako veniva spesso a trovarti. Ti parlava per tanto tempo di quello che facevamo. Lei era certa che ti saresti svegliato e io… faccio lo stesso con lei. Ora però puoi pensarci tu. Credo che lei preferirebbe la tua voce alla mia.”
Shinjiro aveva emesso una timida risata amara. “Io non ne sono molto sicuro.”
“Lei ti amava.”
Shinjiro si sentiva tremare. “Anche io la amo.”
Yukari sospirò. “Lo sapeva. Me l’ha confessato qualche giorno prima della battaglia finale. Ha detto che doveva venire da te in ospedale e dirti ciò che provava. Non importa che lui non possa sentirmi. Desidero che lui lo sappia perché se dovesse accadermi qualcosa di male non voglio avere rimpianti.”
Lui l’aveva sentita.
Lo sapeva.
Quella notte, Shinjiro rimase con Minako fino a notte fonda, quando un’infermiera lo venne a prendere e lo riportò in camera sua un po’ a tradimento.
Nei giorni seguenti, il ragazzo si impegnò a fare riabilitazione per rimettersi in piedi, ma passava ogni momento libero con Minako, parlandole dei suoi progressi fisici e di come, da quando si era risvegliato dal coma, con l’assenza della sua Persona fosse più facile per lui vivere. “Sei l’unica che mi ha capito e io ti amerò sempre.”
Una volta dimesso, il ragazzo continuò a visitarla ogni volta che poteva, intenzionato a dimostrarle il suo amore, ma la speranza che lei si risvegliasse ogni giorno diventava sempre più flebile. Si era aggrappato con tutte le sue forze al pensiero che per lei non fosse finita: che si sarebbe risvegliata un giorno.
La memoria del suo sorriso, della sua voce squillante e allegra, della sua capacità di combattimento che la rendeva superiore a tutti loro, lo faceva sentire male. Non era giusto che lei stesse in coma mentre lui poteva vivere.
Akihiko gli aveva detto di lasciarla andare, così come Yukari e persino Ken, col quale aveva recuperato il rapporto dopo il suo risveglio. Lui però non avrebbe rinunciato a lei, non finché la speranza fosse stata anche solo una goccia nel mare.
Morì una mattina, dopo quasi un anno dal risveglio di Shinjiro, abbandonandoli per sempre.
Anche dopo tutto il tempo che aveva trascorso senza di lei, che era di gran lunga più di quello che avevano passato insieme, Minako era rimasta nel suo cuore e pensare a lei gli faceva male, era un dolore fisico che provava anche solo chiudendo gli occhi e trovandosi di fronte il suo profilo così perfetto, sempre più nebuloso nella sua memoria.
Era una memoria acuminata e ogni volta che Shinjiro la toccava, ripensando a lei e alla notte in cui erano stati felici e liberi insieme, il suo cuore sanguinava.